SCACCO MATTO

DELL’ABI IN 5 MOSSE

LA PREVEDIBILE CONCLUSIONE DI UN

RINNOVO CONTRATTUALE PARTITO MALE

 

 

Le trattative per il rinnovo del CCNL sono entrate nella fase finale e tra poco noi, circa 300mila bancari italiani, avremo il contratto.

Ma sarà il “nostro contratto” o sarà quello voluto dall’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana?

Noi bancari, gli unici giudici attendibili del comportamento dei sindacati e della loro capacità di rappresentare le reali esigenze ed aspettative della categoria, dobbiamo – ora più che mai – prestare attenzione all’evoluzione della trattativa nazionale, i cui “segreti” rischiano di pregiudicare il futuro di lavoratori e famiglie.

LA ROTTURA DELL’UNITÀ SINDACALE, UN REGALO ALL’ABI

Come avevamo previsto, l’ABI ha saputo sfruttare abilmente la miopia politica di chi ha ignorato i continui e pressanti appelli all’unità, arma insostituibile per abbattere il muro dell’arroganza e dell’intransigenza delle banche, ed ora sta raggiungendo in pieno il traguardo: un contratto che le consente risparmi considerevoli ed un recupero di discrezionalità.

Qualcuno, all’interno del primo tavolo composto dai Confederali, Fiba/Cisl, Fisac/Cigl, Uilca- Uil, nonché Falcri e Dircredito, seminando odio, ha preferito miseri calcoli di bottega, che stanno lasciando chiaramente intendere quali fossero le sue vere intenzioni, cioè ostacolare la continua crescita della FABI, il maggior sindacato del credito.

Un sindacato AUTONOMO e di CATEGORIA, che non si è mai lasciato condizionare da interessi politici

e da oscuri legami con i poteri forti, in primo posto quello rappresentato dai “signori delle banche”.

Un sindacato AUTONOMO, da sempre attento e sensibile all’esperienza confederale per quanto attiene la complessità del mondo del lavoro e delle politiche che lo regolano.

Il motivo scatenante dell’allontanamento della FABI dal tavolo unitario fu pretestuosamente trovato dalle altre Organizzazioni Sindacali nell’accordo di programma che il nostro sindacato aveva sottoscritto con Dircredito, giudicato “lesivo dell’equilibrio unitario” fra le sette organizzazioni sindacali.

Ma la realtà era ben altra! L’obiettivo vero era mettere fuori gioco la FABI, il sindacato “scomodo” che ha fatto la storia del movimento sindacale nelle banche dal 1948 ad oggi.

La dimostrazione è data dal fatto che, Discredito, quando ha “mollato” la FABI con una decisione funambolica è stata subito riammessa alla mensa del “primo tavolo”. E allora, di chi è la responsabilità di una rottura che ha minato dalle basi tutta la vicenda del rinnovo contrattuale nazionale, che ora avrà il suo “sigillo” con una firma che condanna i bancari ad arretrare?

IL PUNTO DELLA PARTITA

? Parte economica

L’offerta ABI è per ora ancora ferma al 5,3%, ma non è difficile prevedere una chiusura  intorno al 6%, o 6,5%.

Secondo i dati ISTAT la media dell’indice per l’anno 2004 è stata pari al 2,2%.

Sulla base di questi dati che sono ufficiali e riconosciuti, il recupero dell’inflazione per la nostra categoria – biennio 2003/2004 -, è pari al 4,1% (1,9% per il 2003 + 2,2% per il 2004).

A questa percentuale va poi aggiunta l’inflazione per il 2005 (l’inflazione tendenziale rilevata a dicembre è almeno del 2%).

Pertanto, il solo recupero dell’inflazione porterebbe ad aumenti di tutte le tabelle contrattuali del 6,1%.

Ma c’è dell’altro che “ci frega”!

Dov’è finito il recupero della produttività di settore che è stata tanto sbandierata dalle stesse banche a livello nazionale ed internazionale? Che fine fanno le promesse fatteci, dopo gli anni dei sacrifici e delle rinunce in nome del risanamento del settore, per un premio alla nostra capacità lavorativa ed alla nostra professionalità?

Inoltre, come tutti sanno, l’inflazione reale (quella pagata dai lavoratori e dalle famiglie) è ben più elevata di quella dichiarata dall’ISTAT, come anche gli stessi Confederali hanno ripetutamente dichiarato all’opinione pubblica e come hanno denunciato in altre categorie produttive.

Praticamente stanno per darci gli stessi soldi che avevamo già nel 2001.

Un vero affare, non c’è che dire!

Quadri direttivi

L’ABI punta all’impoverimento dei bancari colpendo e penalizzando anche i quadri direttivi: aumento delle fungibilità all’interno della quarta area, introduzione di franchigie per recupero di spese e trasferte, modifica in pejus dell’attuale norma sul consenso ai trasferimenti.

Questo, purtroppo, è già certo!

? Legge Biagi

L’ABI tende a destabilizzare il sistema introducendo una massiccia precarizzazione: i futuri assunti saranno tutti sottoposti ad un lungo periodo di apprendistato di ben 4 anni, con salario d’ingresso notevolmente ridotto e garanzie inferiori a quelle godute attualmente dal personale in servizio.

Una legge contestata da tutto il sindacato e fatta, secondo le intenzioni del Governo, per “rivitalizzare il mercato del lavoro” nei settori in crisi, verrà così applicata nelle banche, mai ricche come ora.

Un regalo al Dr. Sella ed una fregatura per i giovani! (“Vabbè, ma quelli che non fanno ancora parte della categoria, mica hanno diritti…”).

Sterilizzazione degli effetti economici tabellari sui trattamenti aziendali.

L’Abi vuole sterilizzare gli effetti economici della contrattazione nazionale sulle tabelle salariali che si riflettono a livello aziendale.

In sintesi, le banche non vogliono che la contrattazione nazionale faccia lievitare i trattamenti economici aziendali agganciati alle tabelle salariali.

I banchieri sanno fare bene i conti e difendono i loro interessi.

Decorrenza del CCNL

Tanto per essere chiari, la questione della decorrenza non è un problema burocratico, ma si traduce in denaro sonante (che l’Abi cerca di intascarsi, alla faccia dei lavoratori…!!!).

L’Abi, infatti, vorrebbe sanare l’arretrato con la classica “una tantum” , far decorrere le nuove tabelle economiche dal 1° gennaio 2005 e per di più magari scaglionare anche nel tempo questi “adeguamenti” (= briciole).

Se passasse quest’ipotesi, i lavoratori perderebbero altri soldi: non si recupererebbe nemmeno il tempo perduto proprio a causa delle astuzie e dei ritardi delle banche, non riavremmo neppure i soldi che siamo stati costretti a perdere con gli scioperi, per di più, l’elemosina che riceveremmo in luogo di quello che ci spetta (vedi sopra) non avrebbe effetti sulla pensione e sugli altri calcoli tabellari, se non da quest’anno.

Bell’affare davvero!

 

Noi ribadiamo che questo contratto non è quello che ci aspettavamo dopo anni ed anni di sacrifici, grazie ai quali – soprattutto - il sistema del credito ora si presenta con i conti a posto e con le casse piene.

Questo è il contratto dell’ABI !

 

Questo messaggio è rivolto a tutti voi colleghi perché prendiate coscienza di come stanno andando le cose.

Speriamo ancora che le cose possano migliorare! Siamo sempre convinti, e lo abbiamo sempre denunciato, che l’assurda divisione dei tavoli voluta da Fiba/Cisl e Fisac/Cigl attuata anche in una realtà medio piccola come Findomestic possa essere utile soltanto all’azienda!

Se a livello nazionale continueremo a sostenere la Fabi in questa sua lotta solitaria,  a livello aziendale insisteremo nella nostra richiesta di unificazione dei tavoli delle trattative certi che ciò corrisponda alla volontà di tutti voi colleghi indipendentemente dalla sigla sindacale alla quale potreste essere iscritti.

 

Firenze, 25 gennaio 2005                                             FABI FINDOMESTIC GRUPPO